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Prosegue il pressing statunitense su TikTok. Dopo gli allarmi degli esperti e il faro acceso dal Senato, il governo americano ha aperto una indagine per valutare l’impatto sulla sicurezza nazionale sull’acquisizione di una compagnia americana da parte di una società cinese che oggi controlla il social media.

IL LAVORO DEL CFIUS

Il Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti, il Cfius, un panel federale che esamina le acquisizioni straniere di aziende americane per motivi di national security, sta ora rivedendo (in uno scrutinio finora ancora riservato) l’accordo di due anni fa che ha portato musical.ly all’acquisizione da parte della cinese ByteDance.
Alla base di questa decisione, hanno spiegato ai media d’oltreoceano funzionari a conoscenza del dossier rimasti anonimi, ci sarebbero – ha riportato Reuters – le prove di un invio dei dati degli utenti in Cina (per effetto, forse, della legge sull’intelligence di Pechino che prevede una collaborazione delle sue aziende con la madrepatria); un’accusa finora sempre respinta da TikTok, ma anche da altri colossi come Huawei e Zte, per motivi diversi al centro dei sospetti Usa.

IL FARO DEL SENATO

I centri dati della società, aveva evidenziato nei giorni passati il social media, sono situati al di fuori della Cina e nessuno dei suoi dati “è soggetto” alle norme della Repubblica Popolare. Parole che non hanno convinto il leader democratico del Senato Chuck Schumer e il senatore repubblicano Tom Cotton, che se da un lato hanno riconosciuto che l’applicazione non funziona in Cina, dove ByteDance offre l’app DouYin simile ma separata, e che i dati utente di TikTok sono conservati negli Stati Uniti, dall’altro hanno detto che “ByteDance è ancora tenuto a rispettare le leggi della Cina”. E ciò, dal punto di vista americano, costituisce un problema di non poco conto.

LA DICHIARAZIONE DI TIKTOK

“Nonostante non possiamo commentare gli attuali processi regolatori a nostro carico”, ha detto un portavoce del social media, “TikTok ha chiarito di non avere nessuna priorità più alta di quella di guadagnare la fiducia degli utenti e dei legislatori statunitensi. Parte degli sforzi includono collaborare con il Congresso e noi ci impegniamo a farlo”.

I NUMERI

ByteDance, una società nata sette anni fa con sede a Pechino – racconta il New York Times – ha acquisito Musical.ly “nel novembre 2017 per una cifra tra 800 milioni e 1 trilione di dollari”. All’epoca, Musical.ly, un’app popolare tra gli adolescenti per realizzare video karaoke fatti in casa, “contava circa 60 milioni di utenti negli Stati Uniti e in Europa”. Meno di un anno dopo, ByteDance ha unito Musical.ly con un suo servizio simile, chiamato TikTok, e il risultato “è diventato una delle app in più rapida crescita al mondo e un fenomeno culturale globale”.
Negli ultimi 12 mesi, prosegue il quotidiano della Grande Mela, secondo la società di ricerca Sensor Tower l’app di TikTok “è stata scaricata oltre 750 milioni di volte, più di Facebook, Instagram, YouTube e Snapchat”.

GLI OCCHI SU PECHINO

Ad agitare gli Stati Uniti, come testimonia un report realizzato dal think tank Usa Brookings Institution, è soprattutto il fatto che i cyber attacchi cedono sempre più il passo a nuove forme di guerra ibrida che alcuni Stati starebbero mettendo a punto partendo dallo sviluppo di tecnologie come l’intelligenza artificiale, automazione e machine learning, combinato a un sapiente utilizzo di big data.
Quando si parla di operazioni d’intelligence che fanno leva sull’uso di informazioni, il pensiero va subito a Mosca, che in questo ambito è nota non solo per la ‘disinformatia’ di sovietica memoria, ma anche per le più recenti accuse americane di aver tentato di influenzare le ultime elezioni presidenziali. In realtà, hanno evidenziato in un interessante commento Laura Rosenberger e Zack Cooper – rispettivamente direttore e co-direttore dell’iniziativa Alliance for Securing Democracy portata avanti dal think tank German Marshall Fund of the United States – sarebbe tempo che Washington si concentrasse in modo sistematico sulle campagne messe in atto da un rivale ben più ingombrante e strategico: la Cina.

DATI SENSIBILI

Di qui il recente interesse di Washington sulla tutela dei dati, riguardante in particolare la crescente diffusione di app cinesi. È notizia di febbraio – riportata dalla Cnn – che, secondo un provvedimento della Federal Trade Commission, proprio TikTok avrebbe raccolto informazioni personali dei minori di tredici anni senza il consenso dei genitori. Per questo le era stata comminata una multa di 5,7 milioni di dollari. Ma il tema, al quale ha dedicato un’analisi Claudia Biancotti, economista della Banca d’Italia e attualmente visiting fellow presso il Peterson Institute for International Economics, potrebbe avere conseguenze ancora peggiori. La ricercatrice ha infatti rilevato come l’applicazione stia diventando molto popolare non solo tra i più giovani, ma persino tra le forze armate statunitensi. E questo porrebbe un sostanziale problema di sicurezza. Le app social raccolgono infatti molti dati sugli utenti: tali informazioni, nelle mani del governo cinese, potrebbero secondo la studiosa essere utilizzate per perfezionare il software e renderlo più facilmente sorvegliabile da Pechino. Con l’aiuto di questi social media le autorità cinesi potrebbero inoltre riconoscere meglio i volti occidentali o estrarre informazioni sulle attività militari. E in virtù di ciò, questo rappresenta, secondo gli esperti, un altro fronte tecnologico che dovrà senz’altro essere monitorato con grande attenzione.

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