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Molto dipenderà anche da come finirà domenica nelle elezioni regionali in Emilia e Calabria.
Questa legislatura che finirebbe nel 2023 è iniziata faticosamente con i quasi 3 mesi necessari a formare il Governo Conte I. Ed è proseguita burrascosamente, con il capovolgimento di fronte della scorsa estate, e la formazione del Governo Conte II.

Ed è una legislatura fragile, per il risultato elettorale di marzo 2018 e le tante incertezze politiche, legate ai rimestamenti interni ai partiti: come vediamo, Forza Italia, Pd e Movimento 5 Stelle sono pieni di “lavori in corso”, con scissioni, correnti, progetti. Forse anche perché la politica sta cercando soluzioni e conformazioni più vicine agli attuali problemi sociali, in un mondo dominato da globalizzazione e comunicazione di massa, in cui si guarda più a twitter e non alle interrogazioni parlamentari.

In uno scenario così incerto, ogni appuntamento elettorale, anche in fondo periferico come le elezioni regionali, diventa esiziale. Ma accanto al risultato di domenica avremo fino all’estate tutta una serie di altre variabili importanti. Innanzitutto, ci saranno una serie di ulteriori elezioni regionali, tra maggio e giugno, in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto, con molte regioni ora di centro sinistra che rischiano di andare al centro destra.

Poi abbiamo il taglio dei parlamentari. La riforma che porta il numero degli onorevoli da 945 a 600 è stata approvata a ottobre e sarà ora sottoposta referendum ex art 138 Cost. Il referendum è stato chiesto da un gruppo di senatori e dichiarato legittimo dalla Corte di cassazione. Ora entro i prossimi sessanta giorni verrà indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri. Con la indizione, è fissata la data del referendum “in una domenica compresa tra il 50° ed il 70° giorno successivo alla emanazione del decreto di indizione” (art. 15 l. n. 352 del 1970). In pratica il referendum si voterà fra aprile e giugno. Ma fino ad allora uno scioglimento anticipato delle Camere ci porterebbe a votare per 945 parlamentari, senza il “bizzarro” (a mio avviso) taglio. E allora? Lunedì mattina potremo dire qualcosa in più, soprattutto se in Emilia non vince come “governatore” o come primo partito il Pd, che lì governa fin dal 1970.
Ma comunque io proprio non escluderei che la XVIII legislatura possa terminare prima dell’estate.

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