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Assistendo all’intervento di Riccardo Fraccaro, all’assemblea di Federmanager, l’impressione più netta è stata quella che i 5 stelle ritengono di vivere, grazie alla loro partecipazione al governo, nel migliore dei mondi possibili. Un cliché che, partendo dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte e scendendo lungo i rami più bassi – Luigi Di Maio – somiglia troppo ad un messaggio in fotocopia.

Esaltazione delle misure prese, nello sconcerto dei presenti e dello stesso presidente di Fendermanager, Stefano Cuzzilla, che aveva detto parole di fuoco contro il reddito di cittadinanza. Evocazione di svolte, nella seconda metà dell’anno, che nessuno è in grado di percepire. Ma soprattutto nessun accenno alla crisi vera che il Paese sta vivendo. I cui elementi fattuali e non immaginari debordano da tutte le parti. E sono descritti – dato paradossale – negli stessi documenti governativi.

Decisamente un atteggiamento fastidioso, che lascia trasparire non solo il grado di impotenza cognitiva, ma la supponenza di chi considera i propri interlocutori persone da non prendere in considerazione. Difficile dire se sia stata questa la molla che ha fatto scattare la reazione di BlackRock. La più grande società di investimento del mondo, con sede a New York, aveva manifestato da tempo l’intenzione di acquisire Carige, la banca genovese da tempo in crisi, per il peso dei non performing loans e l’insufficiente consistenza del suo patrimonio.

Un piccolo investimento, di circa 720 milioni che per un gruppo, che ha un patrimonio (2017) di quasi 6 mila miliardi, era poco di più di uno sputo nell’oceano. Lunghe settimane i osservazioni. Verifiche approfondite della situazione patrimoniale. Un quasi accordo sulla gestione delle sofferenze, ancora in pancia alla banca. Che ammontano a circa 1,9 miliardi e di cui la società americana si sarebbe sobbarcata. La scomparsa di eventuali altri possibili compratori di fronte all’avanzare di un colosso di quelle proporzioni.

Sembrava fatta. Ed, invece, all’improvviso da New York è arrivato un “no grazie”. Ritirata strategica, considerato il rischio sistemico in cui vive l’Italia e che non valeva la pena correre. Anche perché si trattava di risolvere alcuni problemi collaterali. L’investimento necessario risultava essere leggermente più alto (circa 100 milioni) a quello preventivato. Incerta e ritardata la relativa redditività. Inaggirabile la disciplina giuridica, made in Usa, che vieta ai fondi di avere nelle banche una partecipazione superiore al 25 per cento.

Giustificazioni reali, ma anche tardive. Si conoscevano anche prima della lunga due diligence. Ed allora? La spiegazione più logica va ricercata nelle ombre di un quadro macroeconomico che più incerto non si può. E nella mancata risposta degli esponenti governativi, che preferiscono voltare altrove lo sguardo. L’ultimo colpo di grazia, dopo i tanti avvertimenti dei giorni passati da parte di Banca d’Italia, Fmi, Standard & Poor’ e così via, è stato dato dalla Commissione europea: crescita prossima allo zero, deficit di bilancio e debito pubblico alle stelle.

Sconcertanti le reazioni italiane. Con il ministro dell’economia, Giovanni Tria, costretto a barcamenarsi sul possibile aumento dell’Iva. Che la Commissione ipotizza in deficit. Ed il Presidente del Consiglio che ancora crede in un 2019 radioso ed aggiunge: “Sono scoraggianti le valutazioni della Commissione Europea, non i numeri della nostra economia”. Peccato che all’estero la pensino diversamente e decidano, quindi, di conseguenza. Passando il cerino acceso in mani altrui.

Fallito l’intervento di BlackRock, i tempi sono diventati stringenti. Il closing dell’operazione doveva essere tra pochi giorni (17 maggio). Per fortuna i tre commissari, nominati dalla Bce, Sono stati rinnovati fino al 30 settembre. Ma il tempo stringe per trovare una soluzione alternativa. Anche perché la stessa Bce aveva indicato nel 5 aprile la data di scadenza per risolvere il problema. Deadline che andrà prorogata, con qualche difficoltà per l’italiano Andrea Enria, responsabile della vigilanza, che potrebbe essere accusato di interesse nazionale in atti d’ufficio.

Limitate le possibili ipotesi. Se non si faranno vivi altri pretendenti (il fondo Varde?) si dovranno trovare altre soluzioni. Dal possibile intervento del Fondo interbancario, alla vendita a prezzi di realizzo, come avvenuto per le Venete. Fino a quella estrema della ricapitalizzazione precauzionale, come nel caso di Mps. Sarebbe il colmo per i 5 Stelle, dopo i ripetuti attacchi contro le precedenti gestioni. Nel frattempo e per fortuna la situazione sul fronte dei depositanti è calma. Lo è stata ieri, quando le notizie erano ancora poco conosciute. Ma domani, come disse Rossella O’Hara, è un altro giorno.

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