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Mentre Donald Trump riceveva il suo primo briefing d’intelligence, nella sede dell’Fbi a New York, Hillary Clinton aveva un incontro con Paul McCartney, a Cleveland, in Ohio, nella Quicken Loans Arena, dove l’ex Beatle tiene due concerti del suo tour “One on One” – e dove a luglio s’è svolta la convention repubblicana – . La candidata democratica era a Cleveland per un evento elettorale e una raccolta di fondi.

“Non c’è un nuovo Donald Trump, lui è quello che è”, ha affermato l’ex first lady commentando il rimpasto della squadra del rivale. “Può assumere o licenziare chi crede per la sua campagna, può parlare con il gobbo o senza, ma resta sempre lo stesso uomo che insulta famiglie di eroi di guerra, che insulta persone disabili e che pensa di sapere dell’Is più di quanto sappiano i nostri generali”.

Nuovi sondaggi in Stati chiave nel voto dell’8 Novembre confermano Hillary avanti in Colorado – 10 punti – e nello Iowa – solo 4 – , mentre nell’Indiana la scelta del governatore Mike Pence come vice-Trump starebbe pagando: repubblicani avanti di 11 punti sui democratici. 

BIDEN E DE NIRO, MISSIONI EUROPEE ANTI-TRUMP

Il briefing d’intelligence è stato fatto a Trump nonostante le polemiche sulla sua affidabilità. “E’ un rischio per la sicurezza dell’America”, ha ridetto di lui il vice-presidente Joe Biden, accingendosi a una missione europea – e turca – volta pure a rassicurare gli alleati sull’impegno degli Usa nella Nato messo in dubbio dal magnate. “Sono preoccupato – ha aggiunto Biden – : a Trump, sarebbe piaciuto pure Stalin”, alludendo agli apprezzamenti dello showman su Putin, Gheddafi, Saddam Hussein e altri “uomini forti”.

Parlando a Sarajevo, a un evento cinematografico, Robert De Niro ha paragonato Trump a Travis Bickle, il protagonista da lui interpretato di Taxi Driver, film cult di Martin Scorsese del 1976: Bickle è un ex marine alienato e depresso, che fa il taxista, compie una strage e torna a fare il taxista. “Proprio come Bickle, Trump è dove non dovrebbe essere […] Che Dio ci aiuti”.

Ma sul briefing d’intelligence al candidato repubblicano ha deciso il presidente Obama: “Lo prevede la legge e noi rispettiamo la legge”. 

REPUBBLICANI IN FUGA O CRITICI

Richard Cross, l’uomo che ha scritto il discorso della madre di una delle vittime di Bengasi alla convention repubblicana, non sostiene Trump e forse voterà per Hillary. In un articolo sul Baltimore Sun, Cross spiega il suo malessere: “Il presidente Eisenhower non avrebbe mai proposto di bandire i musulmani dagli Stati Uniti, né lo avrebbero fatto Nixon e Reagan. Trump tradisce la loro eredità e io non riconosco più il mio partito”.

Nei giorni scorsi, anche Patti Davis, figlia di Ronald Reagan, aveva criticato gli eccessi verbali dello showman, ricordano che “le parole contano”. Patti s’era espressa quasi in consonanza con Bernice A. King, la figlia di Martin Luther King, che giudica i discorsi di Trump “inquietanti e pericolosi”. Entrambe, come figlie di leader vittime di attentati – mortale quello a MLK – avevano, in particolare, in mente la battuta di Trump che evocava la violenza delle armi per fermare Hillary.

A confermare la sua imprevedibilità, ma anche estrosità, il candidato repubblicano ha ieri twittato un sibillino: “Presto mi chiameranno Mr. Brexit”, volendo forse sottolineare il suo essere anti-establishment, come la maggioranza degli elettori britannici che hanno votato per uscire dall’Ue. 

TRANSITION TEAM, UFFICI ADIACENTI

S’è intanto appreso che, per la prima volta, i “transition team” dei due candidati lavorano, a un piano di distanza, nello stesso edificio, al 1717 di Pennsylvania Avenue, a un isolato dalla Casa Bianca: democratici e repubblicani utilizzano lo stesso ascensore per salire ai rispettivi uffici.

In passato, i candidati alloggiavano le squadre per la transizione in locali modesti, investendo cifre contenute in lavori aleatori (almeno fino al voto): nel 2008 l’allora candidato Barack Obama s’accontentò d’un locale sopra il negozio d’una catena di sandwich economica e il suo antagonista John McCain spese in tutto una somma ridottissima, 25/30 mila dollari.

Ora, invece, le squadre di Hillary e Donald occupano uffici finanziati con fondi federali in un edificio moderno di 13 piani con i pavimenti di marmo, mentre i computer e il supporto tecnico-amministrativo del valore di milioni di dollari sono forniti dall’amministrazione dei servizi generali: viene così spesa una parte dei 13,3 milioni di dollari destinati dal Congresso a sostenere il processo di transizione.

I team si vanno ora definendo, sotto la guida dell’ex segretario dell’Interno e senatore del Colorado Ken Salazar – il democratico – e del governatore del New Jersey Chris Christie – il repubblicano – .

(post tratto dal blog di Giampiero Gramaglia)

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