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L’Italia al centro della propaganda russa. È passata una settimana dalla video-conferenza di un gruppo di amministratori delegati di importanti aziende italiane (alcune di Stato) insieme a Vladimir Putin. Il convivio con il presidente russo degli industriali, collegati dall’hotel St. Regis di Roma e dall’hotel Principe di Savoia a Milano, ha fatto storcere più di un naso tra Roma e Bruxelles, con una presa di distanze della Farnesina e una tirata d’orecchie del Parlamento Ue. Colpa del tempismo: niente di male a fare affari, ma battere le mani a Putin mentre in Ucraina Russia e Occidente sono sull’orlo di una guerra può avere effetti collaterali.

Non ci è voluto molto per scoprirli. Sull’edizione greca di Sputnik, l’emittente di Stato russa, ecco campeggiare in homepage un articolo dal titolo: “Come la Grecia può comprare gas a buon mercato dalla Russia – L’esempio dell’Italia”. Svolgimento: “Mentre la crisi energetica continua a ‘picconare’ le famiglie greche e diverse voci filo-occidentali accusano la Russia di usare come leva il gas naturale, la soluzione alla crisi è da cercare nella risposta di alcuni Paesi europei, capitanati dall’Italia, che si stanno procurando il gas dalla Russia a un prezzo di favore”.

Segue un’intervista a Notis Marias, professore all’Università di Creta ed ex parlamentare greco, che spiega perché l’Italia sia un esempio da seguire. “I contratti a lungo termine sono fondamentali, tanto che le aziende italiane che proseguono la cooperazione energetica con Gazprom sulla base di questi accordi hanno la possibilità di comprare il gas russo a prezzi molti inferiori di quelli del mercato”.

Poi la rivelazione: “Questa è la risposta che ha dato il presidente russo Putin ai politici europei, agli imprenditori e ai consumatori durante una recente teleconferenza con i rappresentanti dell’industria italiana”. Un dettaglio non da poco, su un incontro di cui si è saputo quasi nulla, anche perché gli imprenditori collegati con lo “zar” hanno dovuto lasciare i cellulari fuori dalla stanza.

Per Marias, e per Sputnik, quella conferenza non è stata solo un’occasione di business.  “Per la Russia ricevere un voto di fiducia da sedici aziende leader nella call è stato un grande successo economico e diplomatico. Cooperano con la Russia e non hanno ragione di giocare alla Guerra Fredda dell’Occidente, che avrebbe come effetto l’implosione delle relazioni economiche tra Italia e Russia”.

Quali che fossero le intenzioni del meeting con Putin – messo in piedi con largo anticipo dalla Camera di Commercio italo-russa – il risultato salta agli occhi: sui media governativi russi l’Italia è diventata il benchmark per gli altri Paesi europei coinvolti nella crisi ucraina. A Roma d’altronde c’è chi rema nella stessa direzione. Come la Lega di Matteo Salvini, che impegnata nella battaglia contro il caro-bollette bacchetta l’Ue: “Mentre l’Europa congela i rapporti con la Russia, lasciando imprese e famiglie a rischio blackout, Putin garantisce enormi quantità di gas a Pechino. Strategia geniale”, fanno sapere fonti del partito.

Il premier Mario Draghi da parte sua ha rotto il silenzio martedì con una telefonata al presidente russo in cui ha chiesto di “allentare le tensioni”. Poche ore dopo, un apparente colpo di scena: il gas russo ha ripreso a scorrere. Un aumento di circa 20 milioni di metri cubi in entrata nella rete europea tramite la centrale slovacca Veľké Kapušany ha fatto trattenere il fiato anche a Roma. Ma l’illusione è presto svanita: mercoledì i flussi sono di nuovo scesi e giovedì i prezzi hanno ripreso a impennare.

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