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Il Covid-19 ha messo in forte crisi la politica delle certezze e delle promesse, mostrandola inadeguate per affrontare gli eventi e il convivere di noi cittadini. Non era e non è preparata all’improvviso avvento di una pandemia virale che ha un coefficiente di mortalità molto basso – rispetto ad altri virus – ma che per la sua rapida diffusione contagia molti ingorgando un sistema sanitario già di per se debole.

La politica delle certezze e delle promesse è imbarazzata dal fatto che non esiste un vaccino per il Covid-19; non c’è un sistema di monitoraggio sofisticato (app, intelligenza artificiale, etc.) che bilanci diritto alla salute, libertà, e privacy, che equilibri; il Sistema sanitario nazionale è inefficiente. perciò la sola terapia di effetto è l’estremizzazione della distanza sociale, cioè lo stare a casa.

Perché è importante? Questa – unica – terapia adottata dal governo sta provocando un grave rallentamento dell’intera attività economica con il rischio di fare più morti silenziose domani di quante ne faccia oggi il virus. Anche in Europa si profila una concreta dura crisi economica. Ci sarà e potrà solo peggiorare se non si contiene il Covid-19. La sfida è non restare a guardare lamentandosi ed agire per costruire un argine alla crisi economica dietro l’angolo.

Le premesse sono pessime. La proposta dell’eurogruppo di una linea economica vecchio stampo va superata. Più sensata è la richiesta di Italia, Belgio, Francia, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia e Spagna, di implementare uno strumento comune di debito “emesso da un’istituzione europea, per raccogliere fondi sul mercato alle stesse condizioni per tutti i Paesi Ue, assicurando un finanziamento stabile di lungo termine per le politiche necessarie a contrastare i danni provocati dalla pandemia… Mediante gli investimenti necessari nel sistema sanitario e per le politiche temporanee a protezione delle nostre economie e del modello sociale”.

Posizione confermata dall’attuale governatore della Bce (Lagarde) e dal suo predecessore (draghi). la prima di fatto, attuerebbe per la prima volta il meccanismo ideato da draghi nel 2012 che consente alla banca centrale di acquistare titoli del debito pubblico degli stati membri. La Ue non c’entra nulla con le scelte in materia sanitaria dei singoli Stati, contrariamente a quanto sostengono gli antieuropeisti. Ma c’entra in materia economica.

Non siamo in guerra come si usa dire in queste ore (quelle le fanno gli uomini per prevalere su altri uomini). Si prospetta il dilagare del non utilizzo dei mezzi produttivi (derivante dal blocco dei contatti fisici e di gran parte delle attività). Come sosteneva già 90 anni fa Keynes, un liberale autentico (si leggano i suoi testi prima di farneticare) bisogna che le istituzioni si attivino presto per rimettere in uso quei mezzi.

Dobbiamo promuovere un intervento che salvaguardi la libertà dei cittadini, cosa profondamente diversa dalla solidarietà tanto invocata, per evitare il ritorno disperato e selvaggio dello statalismo. È perciò necessario assicurare gli investimenti a sostegno dell’attività economica fornendo le risorse ad ognuno.

I rigoristi sono molto recalcitranti, perché pretendono che chi ha debiti (come l’italia) prima si ravveda. Ma una pretesa del genere confonde cose diverse. Un conto è gestire nell’ordinario la cosa pubblica mantenendo un rapporto sopportabile tra debito accumulato e pil (per non dover pagare troppi interessi sul debito). Un altro è mettere sotto la tenda ad ossigeno il paziente perché respiri. disporre delle risorse per vivere e produrre è oggi la tenda ad ossigeno per i cittadini.

Le colpe della cattiva gestione di bilancio passano in secondo piano quando l’emergenza ha cause diverse e coinvolge tutti. L’obiezione dei rigoristi è che dare risorse prima di ravvedersi, consentirebbe di usarle per gli abituali sprechi da cicale. Ma ciò è bloccato dal pericolo Covid-19 in agguato.

Riattivare l’economia con risorse di nuovo disponibili, si traduca in una crescita complessiva che riequilibri il rapporto debito accumulato pil.

Il tentativo rigorista di affrontare la questione utilizzando il Mes (Meccanismo europeo di stabilità) è una riprova del come loro siano lontani dall’idea di una Ue che si avvicina ai cittadini: infatti, il Mes è un ente intergovernativo fuori del diritto Ue e del percorso che collega ai cittadini con il voto nonché attivo nel segreto delle trattative internazionali.

La Ue ha l’opportunità di irrobustire i legami europei tra gli stati membri imperniandoli di più sulle scelte dei cittadini superando finalmente, il potere elitario e i privilegi delle burocrazie ferme alla Ue dei governi. Il Covid-19 rappresenta, paradossalmente, l’opportunità per rovesciare la prospettiva attuale.

Il Coronabond tra tutti gli stati Ue risponderebbe alla crisi indotta dalla pandemia e farebbe un passo verso un bilancio comune, che tutte le monete hanno. Il blocco del nord non vuole assumersi rischi. Ma se non si assumono nemmeno durante le pandemie, allora si affossa il disegno europeo sotto la valanga dell’alleanza elites nazionalismi chiusa ai cambiamenti imposti dagli eventi.

Intanto, in italia, si smetta di fare appelli (frammisti a suggestioni anti-Ue) per il governo di unità nazionale di per sé privo di dialettica democratica ed elusivo dei problemi reali ridotti alla spartizione del potere.

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Di Raffaello Morelli e Pietro Paganini

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