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È un giovedì di Santo Stefano insolitamente movimentato per la politica italiana. Le dimissioni del ministro dell’Istruzione del Movimento Cinque Stelle Lorenzo Fioramonti agitano i palazzi romani in pausa natalizia, fra risentimenti dei colleghi di partito e voci di una nuova formazione politica in culla.

Come preannunciato, Fioramonti ha comunicato le sue dimissioni da ministro in una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, spiegando la sua scelta per non aver ricevuto i 3 miliardi per l’istruzione richiesti nella manovra che, a suo dire, si potevano ricavare da una revisione dell’Iva e dal gettito di alcune micro-tasse. Il passo indietro del ministro non arriva come un fulmine a ciel sereno. Già all’indomani del giuramento del governo Conte-bis il professore aveva fatto tremare i colleghi con un’intervista al Corriere della Sera in cui, per l’appunto, minacciava le dimissioni se non fossero arrivati adeguati fondi per l’istruzione.

Il cambio alla guardia al Miur è comunque riuscito a creare malumori. Dal Movimento rinfacciano a Fioramonti il tempismo potenzialmente letale dello strappo e puntano il dito sui 70.000 euro di versamenti che il grillino deve all’Associazione Rousseau. In pole per sostituirlo c’è Nicola Morra, oggi alla presidenza della Commissione Antimafia, già in cima al totonomi per l’Istruzione lo scorso agosto.

Quanto a Fioramonti, la nuova destinazione alla Camera dovrebbe essere il Gruppo Misto. Anche se in molti fra commentatori e colleghi danno per certa la costituzione di un nuovo gruppo filo-contiano da parte del fuoriuscito. Proprio in queste ore è infatti tornata agli onori delle cronache la voce di un “Partito di Conte” in gestazione a Montecitorio. A destare i sospetti questo mercoledì sera un osservatore attento dei movimenti di palazzo come il deputato di Forza Italia Gianfranco Rotondi. “Avviso ai navigati – ha cinguettato il Dc su twitter – le dimissioni di Fioramonti causeranno defezioni a sinistra ma anche a destra, non chiedetemi di più”.

Indiscrezioni parlano di un nutrito drappello di parlamentari pronti a seguire Fioramonti. Fra questi, scrive Il Messaggero, alla Camera ci sarebbero i grillini De Toma, Cataldi, Aprile, Angiola, Rospi, Rossini e Rachele Silvestri. La nuova formazione, ammesso che trovi i numeri, continuerebbe a supportare il governo Conte.

Un’altra emorragia del Movimento, dopo i tre senatori passati alla Lega, rischia però di far traboccare il vaso. Secondo il giornalista de La Stampa Jacopo Iacoboni, le dimissioni sono “un altro tassello del tentativo concertato di smembrare il Movimento di Casaleggio e sostituirlo con un movimento di sinistra filo-Conte, che ammicca ai verdi”. Anche il capogruppo di Forza Italia in Commissione cultura Andrea Cangini lancia un sasso nello stagno: “È chiaro che Lorenzo Fioramonti vuole accreditarsi come l’anti Di Maio, alimentando il mito del ritorno alla purezza iniziale del M5S”. In effetti l’ex ministro ultimamente aveva duramente criticato le scelte del Movimento e il suo legame con la Casaleggio Associati. Il caso era stato al centro del recente blitz di Beppe Grillo a Roma per incontrare la squadra parlamentare pentastellata assieme a Davide Casaleggio. Proprio in quei giorni, sempre ai microfoni del Corriere, Fioramonti aveva definito il Movimento come “snaturato”, perché “non ha un’idea di Paese”.

La partita che si apre ora è dunque soprattutto interna al Movimento, fra lealisti del capo Luigi Di Maio e chi invece auspica una virata a sinistra sotto la guida del premier-avvocato. Non è escluso però che le dimissioni abbiano un effetto a catena sulla tenuta della maggioranza. Manca ormai un mese esatto alle elezioni regionali in Emilia-Romagna, check-up decisivo per il futuro del governo. I sondaggi raccontano di una sfida apertissima fra il governatore dem uscente Stefano Bonaccini e la candidata leghista Lucia Borgonzoni. In questo momento tutto può far pendere l’ago della bilancia.

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