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Vladimir Putin, alle prese con i problemi interni tra opposizioni, difficoltà economiche e incidenti militari, non molla le ambizioni di super potenza e rilancia il rapporto con l’India di Narendra Modi attraverso l’intesa sulle vendite militari. Oltre la Turchia, per cui la vendita dell’S-400 ha creato una frattura profonda con gli Stati Uniti, la diplomazia degli armamenti del Cremlino trova sponda importante a Nuova Delhi. Il premier indiano è a Mosca per il ventesimo summit bilaterale con il leader russo, e sarà presente a Vladivostok, in occasione dell’Eastern economic forum, che si tiene ogni anno nella città dell’estremo oriente russo. Al centro, anche una corposa vendita militare.

GLI ACCORDI MILITARI

La visita va letta all’interno di un quadro di legami sempre più stretti fra i due Paesi, come dimostrato dal fatto che, a detta dei media russi, la fornitura di armi ed equipaggiamenti dalla Russia all’India ha raggiunto un valore di 14,5 miliardi di dollari. Solo nel precedente summit bilaterale, tenutosi a Nuova Dehli a ottobre dello scorso anno, il governo indiano aveva siglato un accordo di circa 5 miliardi di dollari per l’acquisto di cinque S-400 russi, la cui consegna, affermava il vicedirettore dell’agenzia per la cooperazione della difesa russa Vladimir Drozhzov, sarà completata fra il 2020 e il 2025.

UN’INTESA AMPIA

I due paesi hanno affermato al forum di Vladivostok, tramite le parole del vice primo ministro russo Yuri Trutnev e del ministro per l’industria indiano Piyush Goyal, che l’obiettivo è il raggiungimento di uno scambio bilaterale del valore di 30 miliardi fra i due paesi entro il 2025. Il primo ministro Modi ha inoltre affermato che il rapporto con la Russia deve andare oltre quello della cooperazione militare, non più solo in un’ottica di venditore-acquirente. Un modello di esportazione russa di know-how tecnologico è stato più volte incoraggiato da Modi, che caldeggia l’idea di poter produrre direttamente in India armi ed equipaggiamenti, con il supporto russo, per poterle poi rivendere ad un prezzo più basso a Paesi terzi.

I DUBBI INDIANI

Se da parte russa appaiono evidenti i vantaggi di una forte partnership con la federazione indiana, non ultimo il ritorno economico, più complesso è definire le ragioni dell’India di Modi. La repubblica indiana sa bene infatti che questa cooperazione nell’ambito della difesa suscita inevitabili critiche e perplessità da parte di Washington, che vede minacciate sia le sanzioni imposte alla Russia tramite il Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (Caatsa), sia le sue sicurezze riguardo alla posizione della federazione indiana come principale partner in Asia meridionale.

I TIMORI COMUNI PER LA CINA

Ciò si potrebbe spiegare con la preoccupazione indiana verso l’espansione del potente vicino, la Cina. Espansione commerciale e di sviluppo che minaccia di mutare gli equilibri di potere nel continente asiatico a cui l’India e, naturalmente, anche la Russia non possono restare indifferenti. Entrambi i Paesi mantengono un atteggiamento di cautela nei confronti dell’ingombrante vicino, considerando che il progetto della Belt and road initiative viene visto con preoccupazione da ambo le parti. I russi vedono in esso una minaccia alla propria influenza in Asia centrale, mentre l’India è assai inquieta data l’importanza che riveste il Pakistan nel progetto cinese. Circa un terzo infatti dei 90 miliardi spesi dalla Cina nel progetto sono stati investiti in questo paese. La preoccupazione indiana verso la Nuova via della Seta era evidente sin dall’inizio, quando boicottò il primo Belt and road forum del 2017, il quale verteva proprio sulla costruzione del Corridoio economico sino-pakistano (Cpec).

REAZIONI USA?

Non va inoltre dimenticata la mai veramente risolta disputa indo-cinese relativa ai confini, come testimonia la rivendicazione di Pechino sulla provincia indiana dell’Arunachal Pradesh che fu alla base della guerra fra i due paesi nel 1962. Queste dinamiche di convergenza strategica spiegano in parte il sempre maggiore irrobustimento delle relazioni indo-russe, dalle quali Washington, il cui ritiro dall’Afghanistan (almeno parziale) sembra imminente, si sente danneggiata nella sua influenza in Asia meridionale e nella politica di contenimento delle ambizioni geopolitiche della Russia di Putin. Non a caso, il segretario di Stato Mike Pompeo, durante la visita in India effettuata a giugno, ha ricordato la possibilità di sanzioni in caso di accordi commerciali con la Russia proprio relativamente all’acquisto di S-400 e al Caatsa. Donald Trump ha invece adottato un atteggiamento più conciliante durante i suoi incontri con Modi in occasione del G20 di Osaka di giugno e del G7 di Biarritz di agosto, malgrado le pesanti critiche precedenti nei confronti delle tariffe di ritorsione applicate dall’India verso gli Usa.

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