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E’ normale che il voto ad un’area politica possa andare a beneficio della coalizione qualora la lista prescelta non superi lo sbarramento“. E ancora, sul voto disgiunto: “In un sistema che già soffre di spostamenti individuali e di trasformismo è meglio collegare in maniera stringente il voto a un partito e il voto a un candidato nel collegio“. Parola del professore di Diritto pubblico comparato dell’Università La Sapienza di Roma Stefano Ceccanti, che in questa conversazione con Formiche.net ha risposto ad alcune delle critiche che vengono più frequentemente mosse alla Rosatellum bis (qui la scheda) approvato oggi in via definitiva dal Senato. Contestazioni che un gruppo di accademici ha raccolto in una lettera-appello pubblicata nei giorni scorsi dal Fatto Quotidiano di Marco Travaglio.

PUNTO UNO

Innanzitutto Ceccanti ha voluto sgomberare il campo da una tendenza, a suo dire, troppo diffusa: quella di urlare allo scandalo o all’attentato alla democrazia ogniqualvolta venga approvata una legge non condivisa. “Si è diffusa l’abitudine a definire i provvedimenti incostituzionali, anche quando la differenza di opinioni derivi semplicemente da idee e giudizi diversi“, ha affermato il professore, per il quale si tratta di livelli di disaccordo che non dovrebbero essere confusi tra loro: “Abbandoniamo questa retorica dell’incostituzionalità e confrontiamoci nel merito della legge elettorale“.

LA QUESTIONE DELLA RAPPRESENTANZA

Tra le critiche principali che vengono mosse al Rosatellum bis, c’è quella per la quale con la nuova legge elettorale non sarebbe adeguatamente garantita la rappresentanza nei due rami del Parlamento. In questo senso, però, secondo Ceccanti non si può dimenticare il quadro di partenza e, cioè, le due leggi elettorali derivanti dalle sentenze della Corte Costituzionale sul Porcellum e sull’Italicum: “Quel sistema era davvero problematico, sopratutto al Senato dove i candidati sarebbero dovuti andare a raccogliere le preferenze nell’intera regione. Un sistema folle“. E lo stesso, in fondo, ad avviso del costituzionalista potrebbe dirsi per Montecitorio: “Anche le regole per la Camera – con il capolista bloccato e la doppia preferenza – non erano il massimo“. Difficoltà destinate ad essere superate, almeno in parte, con il Rosatellum bis: “Avere collegi uninominali e liste bloccate corte è razionale. Sotto il profilo della rappresentanza è difficile negare che vi sia stato un deciso miglioramento“.

IL NO AL VOTO DISGIUNTO

Altro tema caldo il voto disgiunto e, quindi, la possibilità di votare un candidato nei collegi uninominali e un partito diverso in quelli plurinominali. Campagna che Ceccanti ha affermato di non condividere, pur riconoscendone i vantaggi apparenti dal punto di vista della comunicazione: “A prima vista questo ragionamento si presenta bene perché serve a moltiplicare le chance dell’elettore: chi lo sostiene, ritiene che sia giusto dare ai cittadini la possibilità di due voti, ma non considera che probabilmente queste preferenze non saranno coerenti tra loro“. Ed è questo il nodo attorno al quale ruota la riflessione del costituzionalista: il rischio che il voto disgiunto contribuisca alla farraginosità e alla scarsa stabilità del sistema: “Non si può citare, come esempio, quanto avviene a livello comunale dove, con il voto disgiunto, i cittadini si esprimono da un lato sul capo dell’esecutivo e, cioè, sul sindaco e, dall’altro, sui consiglieri comunali. In questo caso gli eletti vanno a finire tuti nello stesso luogo, il Parlamento. Ma in un sistema che già soffre di spostamenti individuali e di trasformismo non è meglio collegare in maniera stringente il voto a un partito e il voto a un candidato nel collegio? La mia risposta è sì“.

LE COALIZIONI

Secondo i critici, però, da questa legge elettorale deriverebbe un altro effetto da scongiurare: a loro avviso, gli elettori voteranno per un partito ma con il rischio poi di consegnare la loro preferenza a una forza politica diversa. Ipotesi che si avvererebbe laddove un partito coalizzato non dovesse superare la soglia di sbarramento alla Camera o al Senato, visto che in questo caso i suoi voti verrebbero ripartiti tra gli alleati. “Ma non è assolutamente una forzatura“, ha commentato Ceccanti, per il quale si tratta invece di una naturale conseguenza della logica delle coalizioni perseguita dal Rosatellum bis: “Mi pare normale che il voto ad un’area politica possa andare a beneficio della coalizione qualora la lista prescelta non superi lo sbarramento. Se si vara una legge con le coalizioni, non è sbagliato. Un conto diverso sarebbe se competessero tra loro solamente le liste, ma se concorrono forze politiche coalizzate, è normale che vi possa essere un vantaggio per gli alleati“.

LE PREFERENZE

Ma visto che sulla scheda elettorale compariranno i nomi dei candidati nei collegi plurinominali, non sarebbe stato il caso di introdurre il voto di preferenza? E’ questa la domanda che stanno ponendo molti di coloro che si oppongono alla legge. Una considerazione con cui Ceccanti, però, ha dichiarato di non essere d’accordo: “Sono sempre stato contrario alle preferenze nella legge elettorale perché, su questa dimensione di scala, scatenano una guerra molto dura tra i candidati della stessa lista di partito. Invece le elezioni devono essere una competizione tra partiti e coalizioni concorrenti“. E il diritto dei cittadini di scegliersi i loro rappresentanti? “La cosa importante è che l’elettore sappia chi viene candidato. E questo con il Rosatellum bis lo saprà visto che i nomi della lista sono pochi e tutti espressamente indicati sulla scheda elettorale“. Peraltro Ceccanti ha sottolineato pure un altro elemento finora poco sottolineato nel dibattito: che, nella maggioranza dei casi, nei collegi plurinominali passerà solo il capolista: “Ciò si verificherà nella gran parte delle circoscrizioni e per quasi tutti i partiti. Per quelli di dimensioni medio-piccole sarà eletto, per forza di cose, solo il capolista ma anche per gli altri – considerata l’attuale frammentazione – nel proporzionale ne passeranno al massimo due. Quindi in realtà l’elettore sa perfettamente chi andrà a votare“.  In parole povere – oltre al candidato nell’uninominale – il primo nome della lista nelle circoscrizioni plurinominali.

Ceccanti

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