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A seguito di un ammanco di 1.000 vignette-visto (cosiddetti sticker) riscontrato tra maggio e giugno nel magazzino dell’ambasciata italiana a Islamabad, in Pakistan, “le competenti strutture della Farnesina hanno immediatamente avviato un’indagine interna volta a ricostruire circostanze e tempistiche dell’ammanco”. È quanto dichiarato da Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Affari esteri, in una risposta scritta all’interrogazione presentata dalle deputate Lucrezia Maria Benedetta Mantovani e Monica Ciaburro (Fratelli d’Italia).

“Il rischio terroristico è uno degli elementi che qualificano la classificazione delle sedi diplomatico-consolari in fasce di rischio”, ha aggiunto il sottosegretario dopo aver confermato l’ammanco e le necessarie segnalazioni alle autorità italiane, europee e pachistane. “Questo viene monitorato tramite le informazioni trasmesse dalle sedi stesse, dalle altre articolazioni dello Stato, qualora presenti, oltre che dal confronto con i maggior partner in particolare in sede di coordinamento fra capi missione dei Paesi dell’Unione europea”.

Della faccenda si era occupata anche Formiche.net, con un articolo citato dalle deputate nella loro interrogazione.

Ecco la ricostruzione della Farnesina del mistero degli sticker contenuta nella risposta scritta del sottosegretario.

Il plico sigillato dal quale esse erano state asportate, contenente in totale 4.000 vignette, era stato correttamente ricevuto e preso in carico dalla sede il primo luglio 2020. In linea con le disposizioni della pertinente circolare del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, l’Ambasciata aveva regolarmente attestato la presenza all’interno del plico del quantitativo integrale di 4.000 vignette, fornito alla Farnesina ricevuta cartacea e registrato la presa in carico dei 4.000 numeri di serie nell’apposito applicativo informatico per la gestione dei visti, il Visa Information System (VIS).

Il plico era stato poi depositato nella cassaforte dell’Ufficio amministrativo-contabile, ove è rimasto custodito in attesa dell’esaurimento degli sticker già in dotazione all’Ambasciata. L’insorgere dell’emergenza sanitaria COVID-19 e le correlate restrizioni ai viaggi internazionali avevano infatti determinato una significativa diminuzione delle richieste di visto, e quindi dell’utilizzo di vignette.

L’accertamento dell’ammanco da parte dell’ambasciata in Islamabad è scaturito da segnalazioni del consolato generale a Dubai e della Farnesina, nelle quali si richiedeva alla sede di verificare alcuni sticker rilevati in controlli nello scalo aeroportuale emiratino e a Lisbona, in quanto sospetti di falsificazione e riportanti numeri di serie risultanti in carico alla sede in Pakistan.
Nel constatare l’ammanco, l’ambasciata segnalava come un lato del plico potesse essere stato manomesso e richiuso con precisione, in modo impercettibile a ispezioni visive dall’esterno, e senza comprometterne la complessiva sigillatura.

Ecco, invece, le misure di sicurezza messe in atto. Oltre alle comunicazioni alla procura della Repubblica di Roma e a tutta la rete visti italiana, è stato allertato il servizio di cooperazione internazionale di polizia e alla polizia di frontiera del dipartimento pubblica sicurezza del Viminale: “i numeri seriali delle vignette sottratte sono stati inseriti nelle banche dati di sicurezza Schengen e Interpol, onde evitarne usi fraudolenti. In parallelo, i predetti mille numeri seriali sono stati annullati sul sistema Vis. In tal modo, le vignette in questione risultano praticamente inutilizzabili per l’attraversamento delle frontiere dell’area Schengen e altresì identificabili nei Paesi aderenti a Interpol. Inoltre, in base alla normativa europea, l’ammanco è stato formalmente notificato anche alla Commissione europea, che ha a sua volta proceduto con una sua comunicazione a tutti gli Stati Membri e Schengen Associati”.

Il mistero dei 1.000 visti spariti dall’ambasciata in Pakistan. Cosa dice la Farnesina

Il sottosegretario Di Stefano ha risposto a un’interrogazione parlamentare spiegando la ricostruzione dei fatti e le indagini successive, con il rischio terrorismo dietro l’angolo

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