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Mentre sembra scontato il rinvio del voto sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini a dopo le elezioni regionali del 26 gennaio, con polemiche annesse, tra non molto la maggioranza di governo dovrebbe mettere mano alle modifiche dei due decreti sicurezza voluti dall’ex ministro dell’Interno. Secondo Nicola Zingaretti, segretario del Pd, le modifiche saranno fatte entro gennaio come aveva annunciato mesi fa il ministro Luciana Lamorgese, ma è possibile uno slittamento a meno di non voler aggiungere altra benzina al fuoco delle polemiche pre e post elettorali.

GLI OBIETTIVI DEL PD

Quando, soprattutto dal Pd, si ripete che per le modifiche ai decreti si terrà conto delle osservazioni del presidente della Repubblica si dà l’impressione di volersi nascondere dietro l’autorevolezza di Sergio Mattarella quando invece si intende andare ben oltre quelle osservazioni. Tutto lecito, naturalmente, purché lo si faccia a carte scoperte e, tra dichiarazioni e disegni di legge, sta prevalendo una linea molto di sinistra che di fatto vuole cancellare la sostanza delle norme nonostante le perplessità di una parte del Movimento 5 Stelle. Se quei decreti hanno contribuito all’enorme crescita di consensi della Lega, tornare totalmente indietro probabilmente porterebbe acqua al mulino di Salvini e dimostrerebbe ancora una volta che a sinistra ci si rifiuta di prendere atto della realtà italiana: un conto è correggere quei decreti, un altro cancellarli facendo finta che sull’immigrazione in Italia non ci siano problemi.

MODIFICARE O CANCELLARE?

La legge di conversione del primo decreto sicurezza fu promulgata nel novembre 2018 dopo diverse interlocuzioni tra il Quirinale e il Viminale. Un punto centrale è l’abolizione della protezione umanitaria insieme con una profonda modifica del sistema di accoglienza. Resta una contraddizione di fondo: l’eliminazione della protezione umanitaria, che era un’anomalia, ha aumentato considerevolmente gli irregolari visto che le espulsioni sono quasi impossibili in assenza di concreti accordi di riammissione. In attesa di capire quale sarà la posizione ufficiale del partito, l’onorevole Giuditta Pini (Pd) ha presentato una proposta assegnata prima di Natale alla commissione Affari costituzionali della Camera con la quale, riguardo al primo decreto sicurezza, si intende cancellare le parti relative alle disposizioni in materia di disciplina di casi speciali di permesso per motivi umanitari e di contrasto all’immigrazione illegale; alle disposizioni in materia di protezione internazionale e a quelle in materia di cittadinanza. In pratica, tutto.

LE OSSERVAZIONI DI MATTARELLA

Riguardo al decreto sicurezza bis, la proposta vuole eliminare i limiti imposti alle navi delle Ong e i poteri in capo al ministro dell’Interno, pur se mitigati dal concerto con i ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dalla comunicazione al presidente del Consiglio, inseriti dopo le proteste dei diretti interessati. Su questo decreto bis Mattarella fece delle osservazioni precise. Nella lettera che accompagnò la promulgazione, il Capo dello Stato scrisse che il testo era stato ampiamente modificato “e non sempre in modo del tutto omogeneo” rispetto all’originale: si riferiva alla sanzione amministrativa aumentata “di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo” (1 milione di euro) nel caso di violazione del divieto di ingresso nelle acque territoriali.

Inoltre, aggiunse che “non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate”. Se si parla di sicurezza e di certezza del diritto, non si può fare a meno di queste indicazioni “e affidare alla discrezionalità di un atto amministrativo la valutazione di un comportamento che conduce a sanzioni di tale gravità”. A questo proposito, una sentenza della Consulta aveva ribadito “la necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti”. Infine, ricordò l’obbligo di prestare soccorso in mare. Un tema caro non solo a Salvini, ma al quale non fa cenno chi vuole modificare la norma, è quello dell’oltraggio a pubblico ufficiale: nel voler difendere al massimo le forze dell’ordine, durante la conversione del decreto sicurezza bis fu abolita la particolare tenuità del fatto senza fare distinzioni tra le tante figure di pubblici ufficiali e creando situazioni di estremo rigore anche per fatti molto lievi. Sarebbe opportuna quindi anche questa modifica, fatta salva la migliore tutela per le forze dell’ordine.

DUE VISIONI OPPOSTE

La sostanza politica resta l’opposta visione della società: da un lato massima apertura all’immigrazione, dall’altro totale chiusura che spesso non è stata tale e che certo non ha aiutato l’Italia a livello europeo. Succede così che Maurizio Martina chieda la modifica radicale dei decreti sicurezza e l’abolizione della legge Bossi-Fini e che Matteo Orfini rilanci l’allarme delle associazioni ActionAid e Openpolis sul fatto che molte associazioni di sostegno agli immigrati non partecipino più ai bandi perché le somme oggi stanziate non sarebbero sufficienti a un’assistenza dignitosa. Su questo bisogna capirsi perché l’analisi presentata dal Viminale nel novembre scorso su alcuni costi eccessivi e sulla riorganizzazione dell’assistenza sembrava convincente, anche per la novità di un disciplinare di gara per le prefetture e dopo la dura contestazione della Corte dei conti sui costi dal 2013 al 2016 pubblicata nel marzo 2018.

Mentre Salvini già parla di un referendum contro le modifiche annunciate, a sinistra dovrebbero riflettere su una possibile mediazione. Durante la campagna elettorale del 2018, quando i dirigenti del Pd cercavano di convincere la base sull’efficacia del lavoro fatto nei mesi precedenti dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, si sentivano rispondere: “È vero, ma è arrivato troppo tardi”. Adesso che a sinistra Minniti fa venire l’orticaria, tanto che Orfini scrisse a marzo che sulla Libia era stato sbagliato tutto e Matteo Renzi condivise, l’attuale dirigenza Pd ha la responsabilità di scegliere tra migliorare la situazione attuale o sognare il migliore dei mondi possibili. Salvini e Giorgia Meloni assistono interessati.

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