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Tirare a campare o tirare le cuoia, che differenza fa? Lia Quartapelle, deputata del Pd, ha lanciato un appello al governo perché ritrovi “coraggio” e soprattutto il suo scopo. A tre mesi dalla nascita il tiro alla fune fra i partiti di maggioranza ha fatto perdere di vista la meta. Ora, dice Quartapelle a Formiche.net, è il momento di “un cambiamento radicale”.

Quartapelle, perché il governo ha bisogno di coraggio?

Perché spero che oggi non valga più il detto di Andreotti “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Parafrasiamo: oggi tirare a campare significa tirare le cuoia.

Cosa serve per andare avanti?

Un cambiamento radicale sui temi in cima all’agenda: lavoro, clima, parità fra uomo e donna, utilizzo e cura delle nostre città. Questo governo nasce per contrastare la politica di odio, divisione, disuguaglianza e contrastarla con i fatti. Altrimenti si soccombe alla narrazione che si voleva sconfiggere.

Zingaretti ha incoronato Conte come “riferimento” dei progressisti. Concorda?

Non amo la politica personale. I cittadini chiedono ai progressisti e alla sinistra di cambiare lo stato delle cose. Chi lo fa diventa il loro punto di riferimento, che sia Zingaretti, Conte o altri è secondario.

Accordo trovato sulla riforma della prescrizione di Bonafede. Non è un cedimento per il Pd?

Abbiamo sempre tracciato una linea rossa e mi fido di Andrea Orlando, che è sempre stato chiaro sulla prescrizione da ministro e lo è oggi come vicesegretario e mediatore.

Nel frattempo tiene banco l’inchiesta su Salvini per il caso Gregoretti. Come spiega il cambio di posizione di Conte e Di Maio rispetto al caso Diciotti?

Questo bisogna chiederlo a Conte e Di Maio. Il Pd è sempre stato lineare. Per noi il comportamento di Salvini ha costituito un abuso di potere sia nel caso Diciotti che nel caso Gregoretti. Abbiamo contestato allora quella forma di propaganda politica sull’immigrazione e continuiamo a farlo oggi. Voteremo l’autorizzazione a procedere.

Veniamo alla politica estera. Anche questo un terreno scosceso per il governo, o no?

Tutt’altro. Abbiamo appena votato una mozione su Hong Kong all’unanimità, e il Copasir ha pubblicato una fondamentale relazione sul 5G con l’accordo di tutti.

Condivide le conclusioni sulla Cina e il 5G?

Secondo me Elio Vito (il relatore, ndr) elenca una serie di cautele giuste, da tenere in considerazione. Questo governo ha chiarito dal giorno uno la linea sulla sicurezza delle telecomunicazioni. Il primo Consiglio dei ministri ha avuto al centro il decreto cyber e il rafforzamento del Golden power sulla rete 5G.

Lo stesso rapporto suggerisce un passo in più: escludere le aziende legate al governo cinese dal 5G.

Qualsiasi ulteriore decisione deve essere presa insieme all’Europa, soprattutto se in gioco c’è la possibilità di escludere dal mercato grandi player globali. Esiste una regolamentazione europea della concorrenza che non possiamo bypassare.

Quartapelle, siete stati accusati di un’eccessiva vicinanza alla Cina. C’è del vero?

Chi, come Salvini, ci accusa di questo non ha un minimo di credibilità. Il segretario della Lega oggi gioca all’anticinese e si è reinventato trumpiano, ma un anno fa non diceva una parola e a tessere i rapporti con Pechino c’era Michele Geraci, un sottosegretario leghista. Al solito, predica bene e razzola male.

Il governo, la Cina e il 5G. La versione di Quartapelle (Pd)

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