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“Oggi più che mai sono vere le parole di Marx, ‘O socialismo, o barbarie’”. Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista Italiano affida a Formiche.net un’analisi sul più longevo regime comunista, la Cina, in occasione del settantesimo anniversario della rivoluzione di Mao.

Parata militare in Cina per festeggiare i 70 anni della rivoluzione e sangue nelle piazze di Hong Kong: qual è il bilancio del più longevo regime comunista?

Il 31 gennaio 1949 le truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione entravano a Pechino e il 1° ottobre dello stesso anno il Presidente Mao Zedong proclamava la fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Il processo rivoluzionario, iniziato nel 1921, che portò alla vittoria delle forze proletarie, guidate dal Partito Comunista Cinese, era stato lungo e durissimo. In questo processo, la lotta per il socialismo e l’emancipazione di enormi masse proletarie, urbane e rurali, era strettamente legata alla lotta per l’unificazione del paese, per la liberazione dall’occupazione giapponese e per l’indipendenza nazionale. Nonostante la Cina fosse allora un paese prevalentemente agricolo, la classe operaia fu in grado di esercitare il proprio ruolo egemonico, sviluppando una salda alleanza con i contadini, numericamente prevalenti ed ergendosi a classe nazionale nel senso gramsciano del termine. Mentre capitalisti e proprietari terrieri, rappresentati dal partito Guomindang e organizzati nel regime di Chang Kaishek, pur di mantenere profitti e proprietà, preferivano combattere l’Esercito rosso piuttosto che l’invasore giapponese, il Partito Comunista era alla testa del proletariato nella lotta per la liberazione, nazionale e sociale, trovandosi a combattere su due fronti contemporaneamente: contro l’esercito nazionalista del Guomindang e contro i giapponesi.

E quindi?

La compattezza del blocco sociale proletario determinò il successo della brillante tattica della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, concepita dal Presidente Mao e la vittoria della rivoluzione proletaria. L’Unione Sovietica, guidata da Stalin, apportò un contributo fondamentale, militare e politico, alla vittoria del Partito Comunista Cinese e alla liberazione. Nel 1945, infatti, dopo la vittoria sul nazifascismo, l’Armata Rossa annientò, nell’arco di una settimana, l’armata giapponese del Kwantung, forte di un milione di uomini, fornendo armi e basi d’appoggio all’Esercito di Liberazione Popolare, un aiuto materiale e logistico che si rivelò determinante. La nascita della Repubblica Popolare Cinese fu salutata dai comunisti e dai proletari di tutto il mondo come un evento di portata storica: immense masse si liberavano dall’oppressione imperialista e dallo sfruttamento capitalistico per imboccare la via della costruzione del socialismo e della liberazione da un’arretratezza secolare.

Oltre a successi e sconfitte?

Lungo questo cammino vi sono stati successi e sconfitte, errori e deviazioni, che meritano analisi più approfondite, ma questo non offusca la grandezza e il significato di quell’evento fondativo che oggi compie 70 anni. Infine, nell’ultimo periodo, assistiamo ad Hong Kong ad una escalation di moti di piazza che sono alimentati da centri a guida Usa. L’organizzazione militare e la loro metodologia infatti seguono una tecnica già ben sperimentata nel passato, quella delle “rivoluzioni colorate”, delle “primavere arabe” e di Euromaidan in Ucraina. I vessilli del colonialismo inglese e la bandiera statunitense agitate testimoniano chiaramente chi sono i veri mandanti e fomentatori della destabilizzazione, sostenuti proprio da quelle potenze che maggiormente hanno combattuto la liberazione della Cina dal giogo coloniale. Sono avvenimenti che seguiamo con particolare preoccupazione perché avvengono nell’ambito e come corollario della guerra commerciale, con l’intento di destabilizzare il paese.

Quali prospettive vede in termini politici, statuali ed economici?

Le statistiche e gli indicatori a noi noti mostrano un notevole sviluppo economico, ma lo stesso Partito Comunista Cinese non nasconde l’esistenza di diseguaglianze e contraddizioni. La questione dell’edificazione del socialismo in un Paese originariamente arretrato dal punto di vista economico è un processo non privo di contraddizioni anche aspre. L’obiettivo del socialismo non è la crescita della produzione mercantile, ma la crescita del benessere del popolo, il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali e spirituali nella libertà sostanziale, nell’uguaglianza e nella giustizia sociale. Una forte crescita economica è la base necessaria per accrescere le risorse da destinare a questo scopo, a patto che, a differenza di quanto avviene nei paesi capitalistici, la ricchezza prodotta venga utilizzata per scopi sociali e non accentrata in mani private. Sono questi fini che fanno del Socialismo il garante della civiltà umana, oggi minacciata nella sua stessa esistenza dal declino generale del capitalismo. Oggi più che mai sono vere le parole di Marx “O socialismo, o barbarie”.

Le sfide delle libertà democratiche crede siano perse?

Termini quali democrazia e libertà sono sempre più condannati all’ipocrisia e ai “due pesi e due misure”. Ad esempio, con quale metro vengono giudicati dal mainstream della globalizzazione i diritti umani a Cuba rispetto all’Arabia Saudita? Alla prima viene riservato un blocco totale mentre alla seconda tocca invece un posto di primo piano nelle relazioni internazionali. Nessuno potrà dire che ci sia più democrazia e libertà in Arabia Saudita rispetto a Cuba. Gli esempi potrebbero continuare anche sede storica: il colpo di stato in Cile contro Allende dimostra che in Occidente la democrazia vale solo se vincono “loro”, quando capitasse alle forze vere del movimento operaio arriva il golpe. Per forze vere, parlando per l’Italia, non faccio certo riferimento ai governi capitanati da Prodi, D’Alema ecc. Lontani anni luce dall’opzione politica di Allende. Queste considerazioni generali valgono anche quando ci si approccia ad un paese così complesso quale è la Cina.

Come coniugare a quelle latitudini l’equilibrio fra campagne e città, crescita della popolazione e diffusione delle tecnologie?

Quello che è accaduto in Cina in questi 70 anni, con le differenze tra città e campagna, con le contraddizioni che possono nascere con popolazioni che superano abbondantemente il miliardo di persone segnano certamente un punto cruciale nella storia dell’umanità. Noi auspichiamo che la Cina, con il suo crescente peso economico e politico, sappia armonizzare sempre di più l’equilibrio tra campagne e città e sia in grado di equilibrare il rapporto tra la crescita delle tecnologie e l’aumento della popolazione e che tutto questo possa contribuire ad allontanare il rischio di una deflagrazione mondiale. Se quindi parliamo di ciò che sarà, ovviamente anche per la Cina come per tutto il mondo, con l’ottimismo della volontà che ci contraddistingue vediamo un futuro comunista.

twitter@FDepalo

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