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Quanto si sta muovendo in questi mesi tra le due sponde dell’Atlantico è senz’altro faccenda rilevante e delicata. E pur nella scarsa chiarezza che avvolge ancora i contorni della recente (e non pubblicizzata) visita del ministro della Giustizia William Barr, che ha preceduto di qualche giorno quella, molto mediatica, del capo della diplomazia americana Mike Pompeo, qualche elemento si può mettere in fila.

Alcune ricostruzioni giornalistiche di queste ore legano il passaggio a Roma (forse più d’uno) del procuratore generale alla necessità dell‘attuale amministrazione americana di capire come sono maturati alcuni sviluppi del noto Russiagate, nati, secondo una corrente di pensiero, al di fuori dei confini americani (ma anche di quelli di Mosca). O, secondo altre teorie, la Casa Bianca starebbe provando solo a depotenziare l’indagine condotta da Robert Mueller, cercando tra gli aspetti che in questa storia non convincono. Da qualsiasi punto la si veda, non sono poche, secondo gli editorialisti italiani e d’oltreoceano, le cose che non tornano, anche in relazione al nostro Paese.

L’Italia ha avuto un ruolo in questa vicenda? E se sì, quale? Che cosa si sono detti i vertici della nostra intelligence (ammesso che delle faccende tra Russia e Usa in questione abbiano una conoscenza diretta) e i rappresentanti dell’amministrazione americana giunti nella Capitale? Quale è stato il grado di coinvolgimento del versante politico della Penisola, a cominciare dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha conservato finora la delega ai servizi segreti?

Tutti dubbi dei quali i giornali si stanno a loro modo occupando, ma che presto approderanno anche alle Camere, e in particolare nella loro sede “naturale”, ovvero al Copasir, il comitato parlamentare di vigilanza sull’intelligence.
Si tratta di un organo bicamerale che, dal 2007, con la riforma dei servizi segreti che ha istituito il nuovo assetto per la sicurezza nazionale italiana, rappresenta il luogo nel quale si approfondiscono, da un punto di vista più politico, le questioni che coinvolgono questo ambito.

Dall’avvento del nuovo governo giallorosso, tuttavia, il Copasir è orfano del suo presidente, Lorenzo Guerini, nuovo titolare del dicastero della Difesa. Probabilmente si pensava di poter procedere all’elezione della nuova guida del comitato – che di norma va a un esponente dell’opposizione – con maggiore tranquillità. Ma, complici i fatti di questi giorni e la crescita della attenzione non solo nazionale sul presunto legame tra Italia e Russiagate, sono in molti a chiedere che questa casella venga riempita il prima possibile, in modo da consentire all’organo parlamentare di essere pienamente funzionante e di avere la possibilità di avere un completo (e fisiologico, secondo il bilanciamento di poteri offerto dallo schema attuale) rapporto con l’intelligence nazionale.

Russiagate investe gli 007 in Italia. Perché serve un Copasir pienamente operativo

Quanto si sta muovendo in questi mesi tra le due sponde dell’Atlantico è senz’altro faccenda rilevante e delicata. E pur nella scarsa chiarezza che avvolge ancora i contorni della recente (e non pubblicizzata) visita del ministro della Giustizia William Barr, che ha preceduto di qualche giorno quella, molto mediatica, del capo della diplomazia americana Mike Pompeo, qualche elemento si può…

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